Due passi nel centro storico di Pontremoli


 

 

 

 

 

Sorto per necessità di controllo lungo la via Francigena e la Romea, il Castello del Piagnaro dà origine, nel Sec.XI, al primo nucleo pontremolese. Il grande maschio sovrasta la struttura affiancato da un bastione di epoca medicea. La parte più antica si presenta sovraelevata rispetto alla circostante, forse costruita da re Enzo per ordine di Federico II.A sud la parte più ampia ingloba un ampio cortile con abitazioni per i governatori del periodo milanese e spagnolo.Oggi è sede dell’importante museo delle statue stele degli antichi popoli Liguri -Apuani.



Ai piedi del castello, adagiato sul colle verso il torrente Verde c’è il Piagnaro, che deve il suo nome alla copertura in arenaria dei tetti, le “piagne” (teguleae planae). Il rione è il più antico di Pontremoli, percorso da strade strette e caratteristiche dette “surchétti”, disposti in modo casuale per raggiungere il castello, con angoli di antica bellezza tutta da scoprire.



 

 

 

 

La Porta di San Giorgio, detta anche Supremaburgi ed infine Parmigiana, apre l’ingresso a Pontremoli da nord. Ai lati una torre semicircolare e una quadrata.

Tra le epigrafi una lapide marmorea del 1607 ricorda che il borgo apparteneva a Filippo III, re di Spagna e un’altra del 1732 riporta ad interventi di restauro effettuati da Francesco Stefano di Lorena, Granduca di Toscana.Dalla porta si accede al rione di S. Nicolò, con la chiesa, tra le più antiche di Pontremoli, che conserva una reliquia rinascimentale oggetto di grande venerazione: il Cristo Nero.

Lungo la via (nc. 74) l’edificio rinascimentale più notevole è quello attribuito a Sforzino Sforza, signore di Pontremoli.

Tra sei e settecento sorgono i palazzi Camisani, Caimi, Zucchi Castellini e Ricci Armani.

Al termine del rione troviamo la piazzetta e la chiesa di San Geminiano, patrono di Pontremoli. Di fronte alla piazza era il prestigioso albergo del Pavone, che ospitò Maria Luigia di Parma, moglie di Napoleone, Ferdinando IV di Modena, Carlo III di Borbone duca di Parma per gli incontri con la “dama velata” e Massimiliano d’Asburgo.Ogni anno tra i rioni di San Nicolò e San Geminiano si svolge l’accanitissima gara dei falò.



 

 

 

Ogni anno, il 2 luglio, una solenne processione accompagna per le vie di Pontremoli la Madonna col Bambino, in legno olivastro del Sec. XIII, la Madonna “Nigra”, invocata nel 1622 quando il territorio fu devastato da una pestilenza. Il Consiglio decise allora per voto di ampliare il precedente oratorio di Santa Maria in Piazza e di erigere il tempio detto  “Madonna del Popolo di Pontremoli”.

La chiesa, su progetto dell’architetto Alessandro Capra di Cremona, è sovrastata da una grande cupola opera di ingegneri svizzeri. La nuova chiesa è aperta ufficialmente nel 1676 e il 2 luglio 1695 ha luogo l’incoronazione della Madonna del Popolo.La Vergine è portata in processione per la prima volta il 2 luglio 1716 a causa di un’altra epidemia che imperversava.

L’interno del Duomo è impreziosito da stucchi dorati, da pale sontuosamente incorniciate e quadri di grandi dimensioni di gusto seicentesco-settecentesco che rivelano la forte tradizione della scuola romana. La facciata in marmo (che suscitò molte polemiche per la materia estranea alla tradizione dell’arenaria) fu realizzata nel 1881 su progetto del fiorentino Vincenzo Micheli. Nel 1965 viene collocato il portale in bronzo, di pregevole fattura, dello scultore Riccardo Rossi di Carrara.  Sulla piazza  si affaccia il Palazzo Vescovile, con un prospetto neoclassico, arricchito successivamente dal doppio scalone. Nel salone di ricevimento sono appesi tutti i ritratti dei Vescovi di Pontremoli. Il palazzo Maracchi ha una facciata seicentesca con mascheroni, al piano terra si apriva il caffè Ceppellini che nell’800 era il più chic della città 



 

 

 

 

 

 

A piazza Duomo si può accedere attraverso il quattrocentesco ponte della Cresa e la porta omonima, delineata dalla sagoma possente delle case-torri.Il ponte si proietta verso l’antica strada del Borgallo con archi a tutto sesto.

A fianco della Cresa si entra nei vicoli della Biedla, nome di origine longobarda che vuol dire “fiume”, infatti il nome è collegato ad un canale artificiale sotterraneo che alimentava i mulini. Per la tradizione, durante la luna piena, nei vicoli  bui e stretti di questa parte di Pontremoli, si aggira il lupomanaio, figura leggendaria che ha dato origine a numerose storie e scherzi.  Famosa per i Pontremolesi è la poesia sul licantropo scritta da Luigi Poletti. 



 

 

Il Campanone fu costruito nel 1322 da Castruccio Castracani. In origine era l’imponente torre centrale delle tre (l’altra rimasta è il campanile del Duomo) che componevano la cortina di “cazzaguerra”, innalzata per dividere la parte guelfa da quella ghibellina, artefici di scontri sanguinosi. Nel 1578 la torre venne ridotta a campanile e fu subito chiamato dai Pontremolesi

“al Campanun”, rappresentando lo spirito della città.



 

 

 

Piazza della Repubblica è il centro della storia di Pontremoli, qui, ogni estate, si celebrano i Premi Bancarella. Il Palazzo Comunale si affaccia sulla piazza, movimentato da un’ampio loggiato e porticato di aspetto settecentesco che ingloba l’antico castello medievale, con cortile interno e loggiato verso il fiume formato da archi romanici in parte ancora visibili nelle cantine.Il palazzo ha ospitato Imperatori in transito da Pontremoli, tra cui si ricorda la magnificenza del passaggio di Carlo V.Sulla facciata campeggia la grande lapide che ricorda la visita di Leopoldo di Toscana.

Opposto al Palazzo Comunale c’è il Tribunale. L’edificio è stato innalzato nel ‘700 dai Maraffi in un luogo dove, nel medioevo, sorgeva una muraglia sul fiume Verde e dove venivano innalzati i patiboli. La facciata è caratterizzata dal colonnato stile impero e ha come fastigio lo stemma degli Asburgo Lorena. 

 La“Cà di Piazza” con facciate barocche e giardinetto interno e Palazzo Pavesi, magnifico edificio innalzato nel 1743 su progetto del G. Natali, completano un rettangolo ricco di storia. In Via Ricci Armani, subito dopo la piazza, troviamo la casa torre dei Trincadini e Palazzo Dosi, edificato nel ‘700  con importanti affreschi del Natali e Galeotti, tra cui, al centro della volta, il Trionfo dei Dosi.



Dopo le “Quattro Strade”, all’incrocio col ponte dei “4 Santi” e Ponte Zambeccari, si entra in Via Cavour, il quartiere di Imoborgo. La via, nobile ed austera conserva ancora nella “casa del Cantone” le trifore duecentesche in marmo bianco. Nel ‘500 misero casa in questa contrada anche i marchesi Malaspina, decadendo gli Statuti medievali che impedivano ai Signori di Lunigiana di prendere possesso nel borgo. Numerosi, lungo la via, i palazzi nobiliari di pregevole fattura interna, con giardini e terrazzi verso i due corsi d’acqua (Magra e Verde) che si stanno congiungendo: la domus Maraffi , Cavalli Bologna, Pizzati  con il portale più originale, Cortesini con lo stemma della mano aperta, Zangrandi.La strada è chiusa dall’imponente fortificazione di Imoborgo o del Casotto risalente al XII secolo ed ancora visibile con la sua torre merlata e porta, oltre la quale incombe il ponte di Imoborgo o S. Francesco di sotto, rifatto nel ‘400 al posto del manufatto più antico e certamente più basso.  La torre ed il ponte trovano la loro degna rappresentazione nello stemma di Pontremoli.



 

 

 

 

 

Da via Cavour, attraverso il Ponte del Giubileo, inaugurato nel 2000 su modello di quello rinascimentale (ancora più antico è forse quel  Pons tremuli all’origine del nome della città ) distrutto da una piena dell’800, si accede al rione di Santa Cristina attraverso la porta di Castelnuovo, l’imponente fortilizio del Sec.XII, collegato alla chiesa barocca di Nostra Donna. Castelnuovo è il primo approccio della Città oltre il fiume Magra, già descritto da Matteo di Parigi nel 1253 nel viaggio sulla strada del Monte Bardone. Quando nel ‘700 il torrione perde il valore militare, Giambattista Natali gli progetta accanto una chiesa con le forme sinuose del barocco: torre, arco, cupola, campanile.

 



 

 

 

Nel 1739 i nobili di Pontremoli fondarono l’ Accademia della Rosa col motto: “pungit et delectat ”. Scopo era la promozione di spettacoli e feste. Viene costruito il Teatro della Rosa con torre scenica e cavea a ferro di cavallo. In età neoclassica l’edificio subisce un rifacimento completo con l’intervento del Contestabili e viene aggiunto un nuovo corpo detto “le stanze”.Oggi è possibile ammirarlo in tutta la sua bellezza dopo il recente restauro



Nostra Donna del Ponte fu progettata indissolubilmente legata al torrione di Castelnuovo attraverso la porta ogivale da G. B. Natali, valente artista che Carlo III di Borbone volle poi a Napoli a fianco del Vanvitelli. La facciata è tempestata da un movimento di cornici a stucco. L’interno è di forma ovale, riccamente decorato e mosso da sei pilastri e altrettante nicchie. A metà di ciascun pilastro, putti di marmo sostengono la statua di un profeta o re biblico del fiammingo Geernaert. La cupola è completamente affrescata da quadrature del Natali e figure del Galeotti. Dominano il tutto tre scene che hanno come tema l’amore: Salomone e la Regina di Saba,  Ruth e Booz, Giuditta e Oloferne. Eleganti gli altari laterali e splendido quello centrale con tele del Gherardini e di Giuseppe e Sebastiano Galeotti.Si ha la sensazione di essere all’interno di uno spazio per rappresentazioni, con le balaustre della cantoria e dell’organo.



A due passi dal centro..